B&B (Bull and Bear)
16/11/2008
Mura oblunghe
mungono le nubi
del cinereo cielo
di Wall Street
che succhia sangue
e vomita metallo,
tira i fili e capovolge la terra,
divora i figli suoi
e partorisce mostri.
Baldanzoso si erge
su zoccoli taurini
sollevando mulinelli
che mutano in uragani
e, in drappi orientali avvolti,
solcano lande e acque,
cavalcando un’anomala onda
governata, non dalla mano
di un cesare,
ma da un solo
indice.
Labirinto
02/10/2008
Non sono Arianna
e tu non sei Teseo,
ma mi chiedesti aiuto
per srotolare il filo
e io, come lei,
ti credetti e mi adoperai.
Dicevi che volevi liberarti
e lasciare gli spigoli
per stenderti sugli scogli.
Ma per ogni nodo
che io scioglievo
tu ne facevi due
e il filo
divenne
un’indipanabile
matassa.
Chiarore
28/09/2008
Lasciando le mura urbane
con nubi fluttuanti
su cineree colonne fumose
ho chiuso
a doppia mandata
gli spettri della memoria
e le frettolose lancette.
Sono corsa
a fermarmi
sotto bianchi cirri ovattati
che ricamano
l’ondulato manto ingemmato
dove gli instancabili grilli
ammutoliscono
gli orologi,
dove le mani sono ali lievi
sciolte al vento
e i pensieri
fronde decise
senza l’eco del timore,
dove l’aria tersa
m’inebria sempre
d’azzurro.
Canzone per Elvira
21/09/2008
Elvira ha gli occhi verdi
e guarda dritto il mare,
sente le sirene
e non vede la nave.
Con mani stanche
e bocca spenta
maledice il canto
che Ulisse tenta.
Elvira ha gli occhi pieni
d’amore per un uomo
che vaga per il mondo
in cerca di un tesoro.
A riva lei lo attende
con braccia snelle
allontanando Circe
e mille altre ancelle.
Elvira ha gli occhi smunti
da lune sospese
fra giorni di fili
e lunghe attese.
Fino alla nuova aurora
forte a sé lo stringe
ma la luce del sole
lontano lo costringe.
Elvira ha gli occhi verdi
e guarda dritto il mare,
sente le sirene
e non vede la nave.
Macchie
22/07/2008
Devo fare il bucato, oggi.
Ho quatto ceste piene di ogni tipo di indumenti: la prima è colma di calze consunte e di biancheria intima dall’odore acidulo; la seconda contiene lenzuola sporche di tradimenti e menzogne reiterate; la terza trabocca di asciugamani macchiate di terra e sudore; nella quarta ci sono abiti già lavati ma da cui non sono andate via le macchie di sangue.
Me lo diceva mia nonna “il sangue va lavato subito e con l’acqua fredda se no cuoce”; e io, sorda alle raccomandazioni, li ho buttati in lavatrice con il resto del bucato. Ora devo metterli in ammollo con la candeggina.
Nell’attesa mi dedico alle prime tre ceste. Le calze sono talmente logore che mi converrebbe gettarle e comprarne delle nuove ma mi tocca rammendarle e usarle ancora; per la biancheria intima aggiungo al detersivo dell’ammorbidente profumato; sarebbe inutile utilizzare lo sbiancante dato che gli elastici sono ingialliti e raggrinziti. Per le lenzuola programmo un lavaggio a 90°, preceduto da un energico prelavaggio e seguito da un doppio risciacquo. Per un po’ dormirò solo col piumone. Le asciugami sono la cosa più semplice: la terra non ha un cattivo odore e se pure ne rimane traccia non me ne dolgo; il sudore è acre ma è mio e sul mio volto non genera disgusto. Con un po’ di sbiancante e mezzo tappo di ammorbidente torneranno come nuove.
Le tre ceste sono a posto.
Posso sciacquare i panni in ammollo. Li stendo e vedo subito che le macchie ci sono ancora. Sono però un po’ sbiadite.
Dovrò, giorno dopo giorno, ritrattarle e così, anche quelle più resistenti, spariranno. Resterà solo il ricordo che mi impedirà di sporcarmi ancora.