[a me soltanto una catena] di Michele Caccamo

a me soltanto una catena
più forte della tua assenza
un arco di luce che mi salvi
un mare vivo a colpi di pesce
o lo scampo nella notte
amore mio protetto
sei a capo del mio volo
il cuore della sorte
non farmi affaticare
tienimi le braccia
e baciami
così riprendo fiato

Perla di Daniela Sannipoli

Dovrò abituarmi
al tuo scrigno chiuso
e al mare in tempesta.
Ma per me
con lo scorpione sul cuore
è difficile fare a meno
della tua perla.
Non conoscessi
il mistero dei tuoi abissi
potrei accontentarmi
del quotidiano scambio di telline
al mercato delle banalità.
Attanaglia
la gola e il tempo
questa collana
che batte sul petto
la pietra dura
del tuo silenzio.

(da Rosso fuoco, Avellino, Menna, 2009)

Per un’inutile medicina di Gesualdo Bufalino
O mi rintano ogni sera nel sonno:
tumulo antico, ventre lontano
dove nessuno mi cerca.

Rinasco all’alba mordendomi il pugno,
esausto ritorno e polveroso
dalla codarda guerra
combattuta per niente.

Emissario d’un altro sulla terra,
osassi disobbedirgli,
morire osassi un giorno.

(da L’amaro fiele, Torino, Einaudi, 1982, p. 24)

Gesù dei carruggi di Massimo Pastore

Credimi, l’astio e il malcontento
Si mischian ai sorrisi, ai marinai,
e camminan a braccetto sottovento
tra i carruggi ed i vinai,

credimi ti perderesti fratello
seguendo il polline del mare
che dalla lanterna come un uccello
vola portandone odor di sale

e magari potresti incrociare
la stanza di maria, sorriso messicano
un culo tondo da baciare
ed un gemito disumano

o magari ti troveresti per mano
in una strada piccina
tra l’africa ed un napoletano:
“guagliò hascisc o cocaina.”

Credimi, l’astio e il malcontento
Si mischian ai sorrisi, ai carabinieri
E camminan a braccetto sottovento
Tra i carruggi ed i negrieri

E potresti trovare tra chi muore di fame
Tra la rumenta e gli alcolizzati
Tra le briciole di pane
Ed il sorriso sdentato dei drogati

Gli occhi neri di un bambino
Profumo d’africa, elastici come caucciù,
suo padre è un assassino
e lui è dolce, lui è gesù.

I marinai salpano l’ancora e le mutande
Arrossisce il sole con mille forme
Pare proprio una festa di ghirlande
Mentre il figlio dell’assassino, gesù ora dorme.

(da Noi altri che morimmo a trent’anni, Ragusa, Libroitaliano, 2001, p. 50)

Cronache operaie – 10 di Massimo Botturi

Come fatica ad aprirsi questo cielo:
pare una scialla chiusa
col nastro delle spose,
il vizio d’una vergine che ha filo di spoletta
un ditale per cappello,
e il sesso stretto e aspro.

Volano bassi gli uccelli,
e i lavoranti
che menano la bici per la salita scura
come le oche i piccoli
nell’acqua a prima luna.

Volano verso i ceppi di ghisa
coi lucchetti
per ritrovarle a sera
e fumare in una mano, la poca strada
con i fanali d’aeroplano.

La dinamo sfregata
con dentro l’Aladino,
e un solo desiderio fottuto, buon per tutti:
la Sisal, l’Enalotto
un ricco ereditiero;
un pezzo di ragazzo invertito per amico
la donna che più bella nel mondo
non si può

Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto

(da Il porto sepolto, Venezia, Marsilio, 1990, p. 42)

Le finestre di Costantinos Kavafis

Per queste stanze buie giro giro…
E trascino i miei giorni irrigiditi
Cercando le Finestre. Oh conforto,
se mai una si aprisse!
Ma qui
Non ci sono finestre. O mi è impedito
Trovarle.

Meglio, forse, così; mai uno squarcio.
Tutto potrebbe farsi, se irrompesse
La luminosità, più cupo.
Muterebbero
Tante cose: spunterebbe
Qualche nuova oppressura.

(da Un’ombra fuggitiva di piacere, a cura di Guido Ceronetti, Milano, Adelphi, 2004, p. 21)

Il dolore di Attila József

Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro-chiari;
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.

Dentro al suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timido egli sguscia
di strada in strada, si stringe alle mura
delle case, sparisce in un portone.

Poi bussa. Ed ha una lettera per te.

(da Antologia poetica, a cura di Umberto Albini, Milano, Edizioni Accademia, p. 39)

[Placa il mio cuore nel tumulto, verso] di Maria Luisa Spaziani

Placa il mio cuore nel tumulto, verso,
non lasciarmi annaspare nella sabbia.
Da troppi giorni vivo e mi trascino
con un polmone solo.

Sono un vascello in secca, la bassa marea
tradisce i ritmi, soffre d’incantesimo.
Ritorni il vento nelle vele, splenda
la mia vera stagione.

(da La luna è già alta, Milano, Mondadori, 2006, p. 77)

Poesia per un uomo privo di olfatto di Kate Clanchy

La presente solo per informarti

che la linea più marcata dell’incavo della mia mano
ha l’odore di un vecchio banco di scuola,
coi nomi intagliati e profondi, lisi dal sudore;

che sotto lo spruzzo del mio profumo costoso
le mie ascelle emettono una nota di basso, forte
come il bum di un palmo sopra a un tamburo;

che l’impeto umido della mia paura è tagliente
come il sapore di un pezzo di ferro d’inverno
sulla lingua calda di un bambino; e che a volte,

con la brezza, i delicati capelli che ho sulla nuca,
proprio in quel punto dove, chinando il capo, potresti
esitare e sfiorarli con le labbra,

trattengono un profumo delicato e deciso
come una flotta di navi di origami, pronte a salpare.

(Traduzione di A. Laura Imondi)