Parole altrui
La solitaria di Sara Teasdale
Col passare degli anni s’è arricchito il mio cuore,
ed ho meno bisogno oggi di ieri
di vendere me stessa al primo compratore
o di dare parola ai miei pensieri.
Che ci sia un uomo o no, non cambia niente
se ho me stessa e da me so dove andare:
posso scalare il colle in una notte ardente
lo sciame delle stelle contemplare.
Pensino pure di avere il mio amore,
ch’io li rimpiango, sola e senza scorta
se giova al loro orgoglio, a me che importa?
Basto a me stessa, come pietra o fiore.
Perdita di Blaga Dimitrova
Non so se mi ero innamorata di te.
Mi innamorai però di altre cose, lo so:
di una stanza scomoda rivolta a nord,
di una teiera che crepitava di sera.
Degli alberi mi innamorai che toglievano spazio,
dei solitari e soffocanti cinema di quartiere,
dei dolorosi ricordi di prigione,
di un muro ferito dalle bombe.
Delle fermate del tram, delle foglie ricoperte di brina,
di una calda tasca con castagne bruciate,
della pioggia scrosciante, del suono del telefono,
perfino della nebbia fonda color cenere.
Di tutto il mondo mi ero innamorata, non di te.
Lo scoprivo nuovo, interessante, ricco.
Per questo soffro… Non per averti perso.
Altro ho perduto – il mondo intero.
Lentamente muore di M. Medeiros e P. Neruda
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione.
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori e ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia a inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare!
I giusti di Jorge Luis Borges
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
Maniera di Erri De Luca
Accosto la fronte alla tua, si toccano,
dico: «È una frontiera».
Fronte a fronte: frontiera,
mio scherzo desolato, ci sorridi.
Col naso ci riprovo, tocco il naso,
per una tenerezza da canile:
«E questa è una nasiera», dico
per risentire casomai
un secondo sorriso, che non c’è.
Poi tu metti la mano sulla mia
e io resto indietro di un respiro.
«E questa è una maniera», mi dici.
«Di lasciarsi?», ti chiedo. «Sì, così».
(da L’ospite incallito, Torino, Einaudi, 2008, p. 18)
Perla di Daniela Sannipoli
Dovrò abituarmi
al tuo scrigno chiuso
e al mare in tempesta.
Ma per me
con lo scorpione sul cuore
è difficile fare a meno
della tua perla.
Non conoscessi
il mistero dei tuoi abissi
potrei accontentarmi
del quotidiano scambio di telline
al mercato delle banalità.
Attanaglia
la gola e il tempo
questa collana
che batte sul petto
la pietra dura
del tuo silenzio.
(da Rosso fuoco, Avellino, Menna, 2009)
Per un’inutile medicina di Gesualdo Bufalino
O mi rintano ogni sera nel sonno:
tumulo antico, ventre lontano
dove nessuno mi cerca.
Rinasco all’alba mordendomi il pugno,
esausto ritorno e polveroso
dalla codarda guerra
combattuta per niente.
Emissario d’un altro sulla terra,
osassi disobbedirgli,
morire osassi un giorno.
(da L’amaro fiele, Torino, Einaudi, 1982, p. 24)
Cronache operaie – 10 di Massimo Botturi
Come fatica ad aprirsi questo cielo:
pare una scialla chiusa
col nastro delle spose,
il vizio d’una vergine che ha filo di spoletta
un ditale per cappello,
e il sesso stretto e aspro.
Volano bassi gli uccelli,
e i lavoranti
che menano la bici per la salita scura
come le oche i piccoli
nell’acqua a prima luna.
Volano verso i ceppi di ghisa
coi lucchetti
per ritrovarle a sera
e fumare in una mano, la poca strada
con i fanali d’aeroplano.
La dinamo sfregata
con dentro l’Aladino,
e un solo desiderio fottuto, buon per tutti:
la Sisal, l’Enalotto
un ricco ereditiero;
un pezzo di ragazzo invertito per amico
la donna che più bella nel mondo
non si può
Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti
Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto
(da Il porto sepolto, Venezia, Marsilio, 1990, p. 42)
Le finestre di Costantinos Kavafis
Per queste stanze buie giro giro…
E trascino i miei giorni irrigiditi
Cercando le Finestre. Oh conforto,
se mai una si aprisse!
Ma qui
Non ci sono finestre. O mi è impedito
Trovarle.
Meglio, forse, così; mai uno squarcio.
Tutto potrebbe farsi, se irrompesse
La luminosità, più cupo.
Muterebbero
Tante cose: spunterebbe
Qualche nuova oppressura.
(da Un’ombra fuggitiva di piacere, a cura di Guido Ceronetti, Milano, Adelphi, 2004, p. 21)
Il dolore di Attila József
Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro-chiari;
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.
Dentro al suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timido egli sguscia
di strada in strada, si stringe alle mura
delle case, sparisce in un portone.
Poi bussa. Ed ha una lettera per te.
(da Antologia poetica, a cura di Umberto Albini, Milano, Edizioni Accademia, p. 39)
[Placa il mio cuore nel tumulto, verso] di Maria Luisa Spaziani
Placa il mio cuore nel tumulto, verso,
non lasciarmi annaspare nella sabbia.
Da troppi giorni vivo e mi trascino
con un polmone solo.
Sono un vascello in secca, la bassa marea
tradisce i ritmi, soffre d’incantesimo.
Ritorni il vento nelle vele, splenda
la mia vera stagione.
(da La luna è già alta, Milano, Mondadori, 2006, p. 77)
Poesia per un uomo privo di olfatto di Kate Clanchy
La presente solo per informarti
che la linea più marcata dell’incavo della mia mano
ha l’odore di un vecchio banco di scuola,
coi nomi intagliati e profondi, lisi dal sudore;
che sotto lo spruzzo del mio profumo costoso
le mie ascelle emettono una nota di basso, forte
come il bum di un palmo sopra a un tamburo;
che l’impeto umido della mia paura è tagliente
come il sapore di un pezzo di ferro d’inverno
sulla lingua calda di un bambino; e che a volte,
con la brezza, i delicati capelli che ho sulla nuca,
proprio in quel punto dove, chinando il capo, potresti
esitare e sfiorarli con le labbra,
trattengono un profumo delicato e deciso
come una flotta di navi di origami, pronte a salpare.
(Traduzione di A. Laura Imondi)