Se qualcuno mi chiedesse chi sono, dovrei definirmi ‘rom equilibrista’ per esprimere la mia condizione di viandante alla ricerca di un equilibrio e di un luogo dove sentirmi ‘giusta’ senza avere un nodo in gola.
La mia città natale è Berna e, sebbene io abbia vissuto gran parte della mia vita in piccolo centro dell’entroterra campano, la capitale elvetica, il suo giardino di rose, l’orologio sulla torre e gli ombrosi portici mi sono sempre mancati. Ho nostalgia di quella maestra che si dedicava, più di 30 anni fa, a incoraggiare la creatività dei suoi giovani alunni; indelebile è il ricordo di quel solitario girasole barcollante che seguivo con lo sguardo dalla finestra della cucina mentre si affannava a rincorrere il sole nell’aiuola urbana. Fissate in me, però, sono anche le minacce di un ragazzino che mi odiava per il sol fatto che io non fossi originaria del suo paese. Condizione difficile quella degli emigranti in terra straniera e nella propria al rientro. Odo ancora le risate delle comari e degli umili contadini che si burlavano di una bambina che non capiva il dialetto e che, oltre all’italiano, parlava una strana lingua. E così, per non essere diversa, ho imparato a menadito il loro codice e ho cancellato l’idioma straniero. Avevo sei anni e mezzo e sapevo che, oltre quel borgo, c’era un altro mondo, e in quello e in altri mi sono spesso rifugiata.
La lettura e lo studio sono stati compagni fedeli, mentre la scrittura è stata altalenante come molte altre cose della mia vita. E fra un’oscillazione e un’altra, vago per diversi lidi sperando di approdare, prima o poi, al porto delle spezie.
A. Laura Imondi