Labirinto
02/10/2008
Non sono Arianna
e tu non sei Teseo,
ma mi chiedesti aiuto
per srotolare il filo
e io, come lei,
ti credetti e mi adoperai.
Dicevi che volevi liberarti
e lasciare gli spigoli
per stenderti sugli scogli.
Ma per ogni nodo
che io scioglievo
tu ne facevi due
e il filo
divenne
un’indipanabile
matassa.
Chiarore
28/09/2008
Lasciando le mura urbane
con nubi fluttuanti
su cineree colonne fumose
ho chiuso
a doppia mandata
gli spettri della memoria
e le frettolose lancette.
Sono corsa
a fermarmi
sotto bianchi cirri ovattati
che ricamano
l’ondulato manto ingemmato
dove gli instancabili grilli
ammutoliscono
gli orologi,
dove le mani sono ali lievi
sciolte al vento
e i pensieri
fronde decise
senza l’eco del timore,
dove l’aria tersa
m’inebria sempre
d’azzurro.
Canzone per Elvira
21/09/2008
Elvira ha gli occhi verdi
e guarda dritto il mare,
sente le sirene
e non vede la nave.
Con mani stanche
e bocca spenta
maledice il canto
che Ulisse tenta.
Elvira ha gli occhi pieni
d’amore per un uomo
che vaga per il mondo
in cerca di un tesoro.
A riva lei lo attende
con braccia snelle
allontanando Circe
e mille altre ancelle.
Elvira ha gli occhi smunti
da lune sospese
fra giorni di fili
e lunghe attese.
Fino alla nuova aurora
forte a sé lo stringe
ma la luce del sole
lontano lo costringe.
Elvira ha gli occhi verdi
e guarda dritto il mare,
sente le sirene
e non vede la nave.
Patina
16/09/2008
La scorsa notte nel letto
giaceva solo il mio corpo,
l’anima era altrove:
sedeva su anonimi scatoloni
accanto a un camino spento.
“Come stai?” mi chiedono.
“Bene, molto bene”
rispondo
e sfodero un sorriso
mentre lei
si fodera di polvere.
Segno
01/09/2008
Immobile come un masso ingombrante
giacevi nel grigio giaciglio
assaporando una quiescente veglia;
silente come un sibilo strisciavi
nel prato del sonno
destando angosce rimosse;
nascosto in una brossura
sei spuntato ammantato di verdi vestigia
per stamparti ancora in me,
ricordo serpente!
Repentino come un rapace
sei corso a riportare
alla luce quanto era stato buttato
in fondo al buco dei desii preclusi;
laborioso come un tarlo
hai rosicchiato le lignee pareti
aprendonti un varco attraverso
la porta del passato
per turbare l’adesso e l’ancóra.
Stazione
30/08/2008
Color fumé e oro
è l’Orient Express
con lampade sui tavolini
e un pianista su terra mobile.
Onirico e lucido
sosta al primo binario
con un posto vuoto
per il miglior offerente.
Vagone, un tempo, disegnato
con tempera ad acqua
e da ricalcare, ora, con colori ad olio.
Ma basteranno tempra e denari miei?
Imprevisto
26/08/2008
Inatteso come un sisma
hai fatto vibrare la mia terra
regalando sussulti, fremiti
e desueti equilibri alle friabili zolle;
assordante come un boato
hai profuso onde elastiche
toccando e plasmando
i lati di questo irregolare poliedro.
Adesso, senza te,
resta solo
il paesaggio desolato della frattura.
Respiro
23/08/2008
Sul tetto spuntano
spettri
che giocano a nascondino
con me;
si celano,
si disvelano,
tornano a svanire.
Cercano riparo
negli stretti anfratti
di una polverosa soffitta
e attraversano
lo spigoloso scantinato
della memoria
chiedendo ospitalità.
Berrò il tè
nelle solitarie stanze
inebriandomi
d’azzurro.
Altrove
18/08/2008
Non sono mai a casa.
Non riesco a fermarmi
e dare un ordine
alle carte sparse
della mia esistenza,
non giungo mai
in quel luogo
dove sono giusta
e non ho un nodo in gola,
ma seguito il viaggio
verso un’altra meta
di nuovo in esilio
da me.
Senza scelta
07/08/2008
Come seme rinsecchito
non germino che sterili speranze
cassabili da un sole mattutino
che non scalda, ma brucia;
come rabdomante
su terra arsa stendo i rami
per cercare nuove linfe;
operaia di un improbabile futuro
e memore di un ieri esecrabile,
mi aggrappo a un adesso
che non è il giorno a lungo atteso,
che non è azzurra aurora
da guardare dritta in piedi,
che non è meriggio sereno
da assaporare come un tiepido tè,
che non è vespro sincero
da respirare a pori aperti,
ma è il solo presente possibile.
Fasi
05/08/2008
Gocce di gelida pioggia
sul cerchio di celle,
mentre cerco un anfratto recondito
e attendo l’aurora
per ritessere la tela logora,
per vedere
gocce di rugiada
e avere
disciolti gelo e ghiaccio,
e gemme in boccio
in maggio.
53281
03/08/2008
Sotto la luna di carta
appesa al soffitto
del lungo braccio
cerca un bacio celeste
e una voce soave
sente tra le celle
dei suoi timpani
mentre da fuori giunge
l’eco
dell’ora di libertà.
Luccicanti stille bianche
solcano le rughe
dell’amaro riso
di chi serba l’amore
tra strisce ferrose
e grida stridenti.
Soleá
01/08/2008
Nell’aiuola anfibia
dell’angusta cucina
il solingo girasole
la luce
insegue;
si affanna,
si allunga,
gira su stesso
per farsi baciare
da quel raggio birichino
che a nascondino gioca
tra le nubi dipinte nel cielo.
Una carezza alla corolla
il sole gli dà
prima di essere risucchiato
dal cinereo edificio,
e un brivido pungente
pervade quel giovane fusto
confinato
tra angoli acuti
e sguardi distratti.
Straniera
29/07/2008
Come albero piantato
su terra infelice
non radico in nessun luogo;
come rom equilibrista sul filo
di un’esistenza raminga
cerco appigli provvisori
per non precipitare;
assetata di stabilità
e divorata dalla paura
immagino di ritrovarmi
in questa città.
Piazza Erbe
28/07/2008
Brulicante
di viandanti distratti
e di griffati passanti,
riflesso di un’esistenza
invasa da chincaglieria
e annaffiata da brindisi
che confinano e nascondono
l’essenza di una vita
che resiste solo
in stanche memorie.
Passi
27/07/2008
Ho smarrito le coordinate temporali
vagando in luoghi ignoti
alla ricerca dell’altra strada;
quella ortodossa non mi appartiene:
ne sono esclusa.
Erro tra ruvidi sentieri
con passi silenti di cesoie incerte
sospinte dall’ira e attanagliate dal timore;
si trascinano lentamente aprendosi un varco
tra passati infranti e desii presenti
non più irraggiungibili.
A lei
25/07/2008
Sono innamorata di lei,
follemente.
Il mio petto si gonfia
e batte forte.
La sento finanche in gola.
Mi toglie il sonno.
Mi dona linfa e occhi gonfi.
Non tradisce mai.
Nemmeno quando bacia altri.
È un’amante generosa,
la poesia.
Consumo
20/07/2008
Dirompente come una passione
rapisce e confonde
addobbandoci di lustrati ornamenti;
tenace come una piaga lesiva
si attacca alle viscere
spingendoci a cercare la cura;
dilagante come una patologia virale
contagia deficitarie genti
offrendo placebo;
prolifico come una provetta
gemina
busti impomatati;
sordo come un dolore costante
distrugge gli argini
sommergendo
l’umana ragione col malsano senso comune
di un vivere per avere
senza sentire.
Controvento
19/07/2008
Periglioso viaggio
verso un disperato orizzonte
che, in un giorno uggioso,
repentino si profila.
Remota ancóra è la riva
e sinistra la sinfonia della sirena
mentre si leva la marea.
Remo controvento
morsa dal timore e
calamitata dal miraggio
del porto delle spezie
che non sarà America,
ma India o naufragio.